Quanti di noi esercitano uno sport? Quanti hanno figli che ne praticano uno, a livello ludico o professionistico?
Seppur in Italia il numero di sedentari è elevato, molto alto è anche il numero di persone sportive, soprattutto nel mondo del rettangolo verde: il CALCIO! In questo articolo vogliamo parlarvi e farvi riflettere sulla VALUTAZIONE che avviene ad inizio stagione in questo sport e su ciò che viene continuamente protratto durante l’anno: la PREVENZIONE INFORTUNI.

L’obiettivo è aprire la strada, anche nel nostro campo, ai nuovi risultati scientifici. Questi sono infatti in linea con i nostri ideali di sempre, ovvero trattare l’atleta di calcio, prima che come tale, come essere umano.

Se vi dicessimo che per raggiungere questo obiettivo andrebbero cambiate valutazione iniziale e programma annuale di prevenzione, che cosa direste?

Nonostante possano essere certamente più atletici della media, i giocatori non sono però più preparati degli altri ad affrontare altri aspetti della vita. Anche loro devono fare i conti con tutto quello che gira intorno alla nostra salute, dalla sfera psico-emotiva, psico-motoria, fisiologica, all’alimentazione, l’impatto delle proprie abitudini ecc.. esattamente come tutti.

prevenzione infortuni calcio

Inoltre gli infortuni hanno un impatto anche sulla società sportiva, sia per quanto riguarda l’aspetto economico che per le prestazioni della squadra, che può risentire dell’assenza di un atleta. Se l’episodio non è isolato, ma riguarda più giocatori, l’impatto cresce in modo esponenziale, basti pensare che ogni giocatore, in media, subisce almeno un infortunio nel corso di ogni stagione. Il lavoro di prevenzione gira attorno a tutti questi aspetti.

Fattori di rischio e prevenzione infortuni classica

La maggioranza dei preparatori atletici – o mister nel calcio – utilizzano allenamenti che purtroppo si basano solo sul miglioramento di aspetti atletici: della condizione aerobica, degli arti inferiori, dell’apparato locomotore, dell’equilibrio e sulla ripetizione del gesto tecnico.

Così si stanno tralasciando tanti altri aspetti che noi invece riteniamo FONDAMENTALI per la prevenzione infortuni.

Ecco perché, nonostante nuovi e promettenti risultati scientifici, il tasso degli eventi spiacevoli nella stagione calcistica è ancora molto alto.
Osserviamo che gli infortuni si verificano principalmente durante i 15 minuti iniziali e/o finali della partita, questo indica quanto possano incidere un riscaldamento appropriato e la fatica, sia fisica che mentale.

La situazione attuale

Si pensi soltanto che le lesioni senza contatto rappresentano il 26-58% di tutte le lesioni e che gli infortuni riguardanti il ginocchio sono i più diffusi in questo sport.  Gli infortuni a questa articolazione sono in aumento, molto probabilmente perché nella prevenzione si sta guardando solo ad alcuni aspetti che risultano insufficiente o inadatti a contrastare e prevenire il problema. A questo si aggiungono problematiche nuove, come l’aumentata frequenza delle gare, che hanno aumentato le lesioni da uso eccessivo a causa di un recupero insufficiente tra allenamenti e partite.

lca legamento crociato anteriore

In questa situazione troppo spesso si vedono protocolli scientificamente conclamati e avvalorati da studi messi da parte a favore di altri aspetti del gioco come la tattica.

È un vero peccato che programmi come il Nordic hamstring Exercise (NHE), che ha dimostrato ridurre infortuni ai muscoli posteriori della coscia del 65% –70%, ad alti livelli venga seguito pienamente solo dall’ 11% delle 32 squadre della Champions League europea. La stessa sorte è riservata a programmi di forza eccentrica, che riducono del 75% la probabilità di infortunio per ogni aumento di 0,5 cm della lunghezza del fascicolo muscolare, o ancora al FIFA 11+, un programma di riscaldamento dinamico di 15-20 minuti, la cui applicazione riduce moltissimo la probabilità di incorrere in diversi tipi di lesione.

IN SINTESI, TUTTO QUESTO NON E’ SUFFICIENTE !

Calcio & prevenzione infortuni: un nuovo approccio

Evitare un primo “incidente” è sempre fondamentale, anche perché la percentuale di recidiva è alta. Per questo motivo, negli ultimi anni, è in atto una revisione dei database di moltissimi studi scientifici su PubMed e EMBASE con l’obiettivo di indicare, una volta per tutte, i criteri necessari per stabilire un Programma di Prevenzione ottimale.

Nella nostra visione di NUOVA PREVENZIONE, sappiamo che in quanto esseri umani, siamo tutti simili, ma ognuno di noi è unico!

In quest’ottica l‘individualizzazione del programma preventivo, diventa un elemento essenziale per cui andrebbero integrati, nella valutazione e nei classici programmi, anche: aspetto posturale del soggetto; Sistema Miofasciale (catene crociate e a spirale su tutte); respirazione; visione; analisi del Sistema Nervoso; composizione corporea; idratazione; propriocezione; coordinazione; controllo motorio; cura del gesto motorio e  tecnico.

In più, l’idea di questo APPROCCIO INNOVATIVO, passa anche tramite BIA (bioimpedenziometria) e Valutazione dello stato di salute (VSS), in cui possiamo vagliare e giudicare:

  • I MUS (sintomi non spiegati medicalmente)
  • Analizzare il sistema nervoso autonomo  
  • Valutazione posturale integrata
  • Analizzare la composizione corporea
  • Indagine preliminare su Physical activity rating (PA-R)

Potremo così ricavare dati inerenti ai livelli di infiammazione e stress cronico, ma anche sulle capacità di adattamento del corpo, essenziali per la vita di qualsiasi soggetto. Tante cose, sì, ma strettamente legate tra loro e spesso migliorabili con semplicissimi esercizi e stimoli.

Prevenzione: respirazione, idratazione, HRV

Nella cura degli aspetti base della piramide inseriamo, come citato, la respirazione. Perché? È facile intuire che se la respirazione non è normalizzata, nessun altro movimento può esserlo: è una funzione di base fondamentale e strettamente correlata con stress e sfera emotiva.
Pensate che effettuiamo circa 20mila atti respiratori al giorno, quindi è semplice immaginare che con una respirazione non funzionale sprechiamo tantissima energia, oltre ad alterare diversi movimenti.

Procedendo in quest’ottica andrebbero misurati anche i livelli di idratazione del soggetto, in quanto legati alla pressione arteriosa, allo stress cardiaco, agli stati di stanchezza cronici e alla condizione delle cellule muscolari, tutti fattori che impattano sulla performance sportiva.

L’osservazione della Variabilità della Frequenza Cardiaca (HRV: come migliora la tua vita) può essere utile a monitorare la preparazione della forma fisica degli atleti (oltre al tono parasimpatico), per la manipolazione dei carichi di allenamento o per selezionare in maniera ottimale gli atleti nel giorno della partita.

Sarebbe uno strumento molto semplice, rapido e valido a nostra disposizione. Sappiamo già, infatti, che un alto livello di HRV porta benefici fisici e corrisponde ad una maggiore forma atletica percepita dall’individuo.
Come fare ad allenarla? Respiriamo e chiediamolo al Nervo Vago!

Il ruolo del Sistema Nervoso Centrale

Grande risonanza ha il miglioramento della capacità di controllo motorio basata sulla plasticità del Sistema Nervoso Centrale (SNC), che tra le altre cose produce cambiamenti e adattamenti in risposta all’allenamento neuromuscolare.

È noto che la plasticità nei bambini è molto potente, ed è rappresentata dal più rapido apprendimento e dalla capacità di recuperare velocemente dopo una lesione, per tale motivo sosteniamo che la PREVENZIONE andrebbe iniziata già in giovane età, intorno ai 13 anni.

Diventa importante dunque inserire molto presto nella routine un allenamento di biofeedback guidato dal cervello. La sua neuroplasticità ridurrebbe automaticamente il rischio di lesioni, infatti chi mostra una forte connessione funzionale, ha una ridottissima probabilità di riportare lesioni al Legamento Crociato Anteriore. Questo perché ripetendo più volte una determinata azione, come ad esempio l’allenamento di un movimento corretto per l’esecuzione un gesto tecnico specifico, vengono consolidati i circuiti neuronali connessi a tale attività.

prevenzione infortuni sistema nervoso

Quindi considerare l’atleta neuronale e prepararlo tramite diversificazione di stimoli e percorsi cognitivi, gli assicura versatilità nelle decisioni, imparando ad adattarsi naturalmente alle diverse circostanze in cui può imbattersi durante una partita.

Negli sport in cui il movimento è libero come il calcio, i principali movimenti vanno allenati ed eseguiti su diverse direzioni, velocità e piani per ridurre il rischio di potenziali lesioni. Ciò si ottiene migliorando il movimento atletico e l’espressione della forza in modo funzionale, ad esempio, il CONTROLLO MOTORIO in movimenti di eccessivo valgo dinamico, è fondamentale nel programma di prevenzione  delle lesioni al tendine del ginocchio LCA.

Prevenzione: il ruolo di visione e mente

Ricordiamo inoltre come sia indispensabile curare anche gli squilibri di forza e la parte emotiva, emozionale e psicologica dell’atleta, così come cruciale è soffermarsi sull’occhio, che fornisce l’80% delle informazioni esterocettive. Essendo così influente, piccole alterazioni visive possono ripercuotersi su postura e performance, creando disordini che aumentano la probabilità di infortunarsi.  Proprio per questo molti tra i grandi club o atleti di sport individuali che si affidano a persone preparate, utilizzano il Visual Training (esercizi visuo-motori) in ambito preventivo e di allenamento.

Tutte queste considerazioni rendono palese quanto sia importante inserire queste nuove conoscenze e criteri di valutazione nella costruzione di un programma di prevenzione infortuni che sia effettivamente cucito ad hoc sull’individuo e non sulla collettività della squadra.

Può sembrare complicato, ma la realtà è che questo tipo di visione rappresenta quanto di più semplice si possa applicare ad oggi, sia per i calciatori che per altri atleti, per assicurarsi in primis una diminuzione elevata del rischio di infortuni ed elevando la qualità e l’accuratezza del programma stesso.

Articolo a cura di

Nicola Vandini – Redazione Fit Lab

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