L’osteoporosi è un processo di indebolimento delle ossa dovuto a decalcificazione, solitamente legata a una alterazione del metabolismo del calcio (tipico dell’età senile). È una malattia sistemica dell’apparato scheletrico, caratterizzata da una riduzione progressiva della densità minerale ossea e da un deterioramento della micro-architettura dell’osso, con conseguente aumento del rischio fratture. Tale rischio, negli anziani, diventa di particolare importanza dal momento che il successivo allettamento può ridurre drasticamente la qualità della vita e peggiorare il decorso di altre patologie.

Un problema piuttosto diffuso

Le fratture scheletriche dovute all’osteoporosi possono avere anche notevoli conseguenze dirette sulla salute tra cui dolore cronico e perdita di autonomia funzionale.  Nel 1994 uno studio della World Health Organization stimava che tra le donne nella fase post-menopausale, garantire un mantenimento della massa ossea preveniva il rischio di fratture del 50%. Il dato è significativo poiché risultano particolarmente soggette a un’alterazione del metabolismo calcico.

Ad oggi è un problema molto più comune di quanto ci si aspetterebbe. Si stima infatti che solo in Italia ne soffrano circa 5 milioni di persone e che tali numeri avranno un impatto sulla spesa economica annuale costantemente maggiore. Si presuppone che nel 2030 la spesa annuale toccherà i 12 miliardi di euro, soprattutto a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e aumento della vita media.

Prima di addentrarci più nell’argomento proviamo a comprendere l’importanza che il tessuto osseo riveste nell’organismo.

Nei mammiferi, lo scheletro rappresenta un organo vitale, è  fondamentale per diverse ragioni:

  • Permette il controllo e movimento del corpo
  • Protegge strutture fragili come il cervello
  • È la struttura dove avviene l’ematopoiesi e lo stoccaggio di molti minerali.
  • Inoltre, la letteratura negli ultimi anni supporta la funzione dell’osso come organo endocrino, evidenziandone il ruolo fondamentale per l’omeostasi.

Per garantire tutte queste importanti funzioni, l’integrità e la funzionalità dell’osso devono essere ben mantenute e preservate, al fine di permettere adattamenti e rimodellamenti dell’osso stesso ai continui mutamenti fisiologici e strutturali del corpo.

Il rischio fratture, però, può essere elevato anche in giovani e bambini. Durante le fasi adolescenziali, il tessuto osseo è soggetto a un continuo processo di rinnovamento e accrescimento. Questo culmina, intorno ai venticinque anni, con un soggettivo picco di massa ossea (PMO), che è la quantità di tessuto minerale osseo presente alla fine dell’accrescimento.

L’importanza e la criticità di questa fase di crescita non sono da sottovalutare, specialmente a fronte di alcuni fattori che possono causare una precocità di danni e fragilità ossea anche nei giovani, quali:

  • Mancanza di attività fisica
  • Malnutrizione
  • Scarsa vitamina D, per cause genetiche o per ridotta esposizione al sole
  • Stile di vita non adeguato (alcol, tabagismo)
  • Familiarità
  • Disfunzioni ormonali
  • Abuso di farmaci

ATTIVITA’ FISICA E OSSO: QUANDO ALLENARLO E COME CONSERVARLO 

Qual è quindi ad oggi la miglior strategia per poter preservare il nostro osso? Innanzitutto, cercare sin dalle prime fasi della nostra vita di allenarlo e rinforzarlo.

Non c’è dubbio che senza l’attività fisica, il tessuto osseo non riceva quello stimolo primario necessario per la sua continua rigenerazione. Sin dalle prime fasi della nostra vita, infatti, il gioco e il movimento producono uno stress meccanico sullo scheletro che ne stimola l’incrementando l’attività degli osteoblasti.

Baxter- Jones e colleghi in uno studio pubblicato nel 2011 sul Journal Of Bone and Mineral Research, tra il 1991 e il 2007 hanno misurato più volte l’area ossea (Bone Area) e il contenuto minerale osseo (Bone Mineral content) di 2010 soggetti di età compresa tra gli 8 e i 30 anni.

Dai dati estrapolati si evince che, in base al sito anatomico, il picco di massa ossea si verifica prevalentemente in un range compreso tra la fine dei 20 e l’inizio dei 30 anni.

Ciò a ribadire l’importanza da porre nelle fasi di crescita della nostra vita, in cui costruiamo una solida struttura. Quanto maggiore è la densità ossea tanto minore sarà la probabilità di sviluppare le condizioni di osteopenia e osteoporosi. In particolare durante il processo di invecchiamento, in cui si ha una prevalenza di riassorbimento osseo rispetto alla sua deposizione.

Come difenedere le ossa dall’osteoporosi?

picco 30 anni ossa
Tra i 20 e i 30anni il tessuto osseo raggiune il picco massimo di massa ossea e forza. Una volta raggiunto il picco, l’organismo inizierà a rimuovere progressivamente più tessuto vecchio di quanto ne produca di nuovo.

Ad oggi la letteratura ci indica che sono due le tipologie di forza che permettono di allenare e conservare l’osso: le forze di trazione e quelle ad alto impatto.

Allenamenti con sovraccarichi, esercizi progressivi di resistenza alla forza e movimenti ad alto impatto portano maggiori benefici in termini di risposta osteogenica. In più permettono agli osteociti di produrre più sclerostina, proteina fondamentale per la formazione dell’osso.

Questi benefici avvengono grazie alle molteplici varietà di carico che vengono trasmesse all’osso dal tendine attraverso l’azione muscolare.

Le attività di resistenza richiedono al muscolo di contrarsi quando si solleva un peso, mettendo sotto sforzo il muscolo e il relativo osso. Le ossa si rafforzano quando si adattano a questo sforzo.

Al contrario la sola camminata, spesso purtroppo consigliata, a causa del suo bassissimo impatto ha un effetto pressochè nullo in termini di risposta osteogenica. Al contrario potrebbe rappresentare un maggior rischio di caduta per gli anziani che, soffrendo di osteoporosi, hanno elevata fragilità ossea.

In terza età, l’obiettivo primario è quello di mantenere il tono muscolare e rallentare il più possibile la sarcopenia, proprio al fine di sfruttare questa forza di trazione.

Ossa e menopausa

ossa età

Anche su una categoria particolarmente colpita come le donne in menopausa è stato dimostrato quanto gli allenamenti di forza e con sovraccarico portino benefici. La menopausa, caratterizzata da un calo estrogenico, porta anche alla riduzione della modulazione di quelle vie regolate anche dagli estrogeni stessi. Tra queste una minor conversione della vitamina D, un minor riassorbimento intestinale e renale di calcio e una maggior attività degli osteoclasti con conseguente calo della massa ossea.

In uno studio del 2017 pubblicato sul Journal of Bone & Mineral Research circa 400 donne in menopausa con osteopenia o osteoporosi sono state divise in due gruppi. Un gruppo è stato sottoposte per 8 mesi ad allenamenti di forza e resistenza, l’altro svolgeva esercizi più “dolci”.

Alla fine le donne del primo gruppo  presentavano maggiori valori di densità minerale ossea in zona lombare e al livello del collo del femore, oltre ad una maggior performance neuromuscolare e minor rischio di cadute. Ciò a sostegno della tesi per cui l’esercizio e l’allenamento debbano essere mirati e costruiti in maniera soggettiva intorno alla persona presa in esame.

OSSO, INFIAMMAZIONE E STRESS

L’infiammazione attiva il sistema immunitario per proteggere il corpo da ferite o infezioni. Se non viene controllata, può distruggere il tessuto osseo e impedirne la formazione.

L’osso è anche una vitale risorsa energetica per sostenere l’organismo in caso di infiammazione sia acuta che cronica!

Purtroppo esistono molte condizioni in cui le risposte infiammatorie, se non supportate e modulate, possono avere effetti critici sul tessuto osseo. Tra queste anoressia, fatica cronica, ipogonadismo, artriti, patologie autoimmuni, ipovitaminosi etc.

Queste innescano un meccanismo di redistribuzione di energia richiesta dal sistema immunitario che genera conseguenze dirette sulle ossa.

Questi esempi sono solo alcuni casi che, se non affrontati nel modo giusto, possono causare una perdita di tessuto osseo già nelle prime 4-6 settimane dall’insorgenza della condizione clinico-patologica.

L’infiammazione, alterando il sistema nervoso autonomo e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, responsabile della comunicazione ormonale, altera anche il rilascio di ormoni fondamentali quali Cortisolo noradrenalina e adrenalina.

In caso di stress cronico questi ormoni sono costantemente rilasciati innescando il meccanismo di riassorbimento osseo, critico per lo sviluppo dell’osteoporosi.

Preso atto di ciò, riteniamo logico e fondamentale effettuare una valutazione della composizione corporea associata alla valutazione del sistema nervoso di una persona. Questa permette di comprendere se eventuali problematiche fisiche siano legate a condizioni di stress (modulabile) e infiammazione cronica, che ne incrementerebbero lo sviluppo negativo.

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