gioco movimento

È difficile immaginare la vita senza il movimento. Non sarebbe possibile respirare, nutrirsi, stare in piedi, sedersi, parlare, leggere, scrivere o -appunto- fare un gioco!

Il movimento è uno degli strumenti più importanti di cui l’uomo si è servito e si serve praticamente in maniera inconsapevole. Ciò è vero sia se consideriamo le relazioni quotidiane con l’ambiente che il processo di evoluzione.

Quali sono i primi movimenti che facciamo?

Il primo movimento che facciamo, tra tutti, è il movimento fetale. Viene percepito dalle mamme intorno alla 12° settimana ma in realtà, anche se non evidente, avviene ancor prima.

Alla nascita il bambino presenta reazioni motorie automatiche, definite riflessi primitivi, che sono importanti soprattutto per lo sviluppo funzionale del Sistema Nervoso. Anche se vengono definite come reazioni automatiche, gli consentono di iniziare ad interagire con l’ambiente e con chi lo circonda.

Questi primi riflessi sono la suzione, la prensione, la marcia automatica. Questi scompaiono durante il primo anno di vita, lasciando spazio allo sviluppo più consapevole delle abilità motorie.

Le abilità motorie

Dopo il primo anno, quindi, il bambino riuscirà a controllare l’assetto del capo, a stare seduto autonomamente, farà i primi passi, avrà un maggior controllo manuale e riuscirà a controllare la forza e la velocità del gesto.

reflex child movement

Oltre allo sviluppo posturo-motorio il bambino affronterà altre tappe importanti per la sua crescita. Acquisirà abilità in ambito cognitivo, sensoriale, del linguaggio ed emotivo-affettivo e relazionale.

C’è pero’ un momento decisivo durante lo sviluppo del bambino: il primo atto cosciente, ovvero il momento in cui la prensione riflessa diventa una prensione volontaria. In questo momento il bambino conoscerà il piacere di afferrare un oggetto, di mordicchiarlo, di giocare con le sue mani o piedi, di spostare il suo corpo.

Il tutto verrà fatto utilizzando il GIOCO come sistema di apprendimento progressivo.

Perché il gioco è importante?

Nel gioco il bambino produce, esprime e pratica qualcosa di assolutamente personale, qualcosa di continuamente nuovo. Rappresenta l’esteriorizzazione della sua vita emotiva. Il gioco è infatti un buon mezzo per entrare a contatto con l’ambiente esterno e allo stesso modo importante per esternare emozioni e sensazioni interiori quali gioia, divertimento, riposo, tranquillità. Esso costituisce il ponte tra coscienza, esperienza concreta ed esperienza emotiva.

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Il gioco coinvolge e stimola i fattori comportamentali che formeranno sequenze biologicamente coerenti nell’età adulta. È un mezzo necessario per lo sviluppo della personalità, la formazione ai valori e, soprattutto, perfeziona il bagaglio motorio e la psicomotricità.

Le “tappe” del gioco

L’approccio al gioco nel bambino ha delle “tappe” importanti, sono definite dal modo in cui il bambino si approccia ad esso:

  • GIOCHI IN LIBERTÀ frutto della spontaneità del bambino;
  • GIOCO SIMBOLICI organizza ed esegue utilizzando principalmente la fantasia;
  • GIOCHI DI IMITAZIONE attraverso le ripetizioni di atteggiamenti e gesti, il bambino apprende abilità motorie;
  • GIOCHI CON REGOLE consentono di interiorizzare regole e disciplinano i comportamenti dei bambini;
  • GIOCO-SPORT iniziazione allo sport.

Fantasia e problem-solving

Il fattore forse più importante dell’attività ludica è la FANTASIA ed è grazie ad essa che il bambino crea un proprio mondo e ricostruisce una situazione spontanea, in cui proietta tutte le tendenze che corrispondono alla sua realtà interiore.

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Il bambino che cerca di battere un avversario (con le mani o con i piedi), o cerca di realizzare un goal/un canestro, o che cerca di passare la palla ad un compagno, non fa nient’altro che porsi di fronte ad un problema e cercare di risolverlo. In questo caso il gioco è un’attività di riflessione, di scelta e di reinvenzione continua di fronte alle cose, alle situazioni e al mondo esterno.

L’importanza del gioco per tutti

In passato si vedevano spesso i bambini giocare nei cortili, nei parchi, o semplicemente per strada. Oggi, sia per i tanti impegni extra scolastici, che per le troppe tecnologie sul mercato, li ritroviamo spesso davanti ad uno schermo o chiusi in appartamento.

Così facendo rischiano un’accidia creativa, in cui le “fantasie televisive” non riescono a sostituirsi al valore tradizionale del gioco.

Saper giocare non significa saper eseguire perfettamente un gesto o un movimento, oppure uno schema di gioco, il gioco è: UN’ESIGENZA FONDAMENTALE COMUNE A TUTTI GLI INDIVIDUI DI ENTRAMBI I SESSI, DI QUALSIASI ETA’ E CULTURA.

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A cura di Doriana Ruggiero

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