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Stanchezza mentale e fisica

Come non dedicare uno spazio al tema della stanchezza  proprio in questo periodo prossimo alle tanto attese vacanze.

Siamo ormai la generazione dei lavoratori instancabili o quasi, progettati per produrre senza mai fermarci. Concentriamo gran parte delle nostre attenzioni ed energie solamente al lavoro. Spesso dimentichiamo di avere una famiglia, delle passioni, del semplice tempo libero. Viviamo volendo correre come una ferrari ma allo stesso tempo vorremmo la spensieratezza di un giro un bicicletta.

Tenere il piede fermo sull’acceleratore ci porta ad esaurire le energie molto più rapidamente, compromettendo funzioni importanti del nostro organismo, anche a lungo termine. Il dispendio energetico del nostro corpo è regolato da un ritmo biologico dove il timing delle varie attività che svolgiamo dovrebbe essere ben delineato. Al contrario nella maggior parte dei casi i nostri orari di vita quotidiana sono completamente sballati. Mangiamo di corsa un boccone, sempre ad orari diversi, ci svegliamo presto per correre a lavoro, andando però a dormire molto tardi. Nei giorni di riposo facciamo tutto il contrario, dormiamo e mangiamo troppo per voler recuperare in fretta, ma questo contribuisce ancora di più al disequilibrio cronico.

I risultati di questo errato stile di vita sono:

  • Stanchezza cronica persistente
  • Disturbi gastrointestinali
  • Malumore
  • Disturbi del sonno
  • Diminuzione della performance sportiva
  • Ansia e depressione

Spesso però non ci rendiamo conto subito della situazione che stiamo vivendo, quindi tendiamo ad andare avanti per inerzia, arrivando ad un limite fisiologico, chiamato anche “Burn out”. Questo termine indica ovviamente un esaurimento dal punto di vista mentale, ma sappiamo benissimo che se il nostro cervello perde di efficienza anche il fisico ne risente.

Come e perché sono collegati testa e corpo dal punto di vista energetico?

Prima di tutto dobbiamo dire che il nostro cervello consuma energie, e non poche. Le energie che abbiamo a disposizione in una giornata sono più o meno le stesse, se una grande parte viene utilizzata dalla testa, ovviamente ne rimarrà meno per il resto del corpo.

Oltre a questo sappiamo che il sistema nervoso è il centro di controllo del nostro organismo, quindi mandando in sovraccarico questa centralina automaticamente apportiamo modifiche importanti a questi parametri e sistemi:

  • Frequenza cardiaca
  • Pressione arteriosa
  • Cortisolo
  • Adrenalina
  • Variabilità della frequenza cardiaca
  • Massa magra/Grassa/Ossea
  • Liquidi extracellulari
  • Ormoni
  • Sistema immunitario

Quando questi elementi vengono alterati in negativo, la prima cosa che accade è un aumento della perdita di energia dato che il corpo deve lavorare ancora di più per tentare di sistemare questi danni.

Se questa condizione persiste nel tempo entriamo purtroppo in un loop negativo che ci porta alla sindrome da stress cronico. Una volta varcata questa soglia siamo più soggetti a contrarre patologie anche gravi, avendo indebolito il nostro sistema immunitario.

Come e quando intervenire

Per evitare di arrivare allo stremo sia fisico che mentale prima di tutto dobbiamo riordinare le nostre abitudini. Provando a cambiare la piramide delle priorità, mettendo al primo posto la nostra salute. Sappiamo benissimo che non possiamo interrompere di colpo le nostre attività lavorative e i nostri impegni, o limitarne troppo le attenzioni, possiamo però imparare a gestire meglio il nostro tempo.

Avere un planning con orari non troppo serrati dove abbiamo il tempo giusto da dedicare ai pasti, al lavoro e agli impegni familiari ci aiuterà sicuramente a vivere meglio. Inserire nelle nostre giornate la giusta dose di movimento, di studio e di lettura, di svago e divertimento, ci permette di scaricare la tensione accumulata quotidianamente, oltre ad apportare benefici al nostro organismo. Altre forme di rilassamento più specifiche come meditazione e respirazione incrementano ancora di più questo processo di cambiamento.

Se passiamo gran parte del nostro tempo in un ambiente lavorativo tossico per vari motivi o semplicemente non amiamo la mansione che svolgiamo, è ovvio che innalzeremo il nostro livello di stress quotidiano, alterando il sistema nervoso e scatenando tutto quello che abbiamo descritto in precedenza.

La stessa cosa vale per l’ambiente familiare o la casa che frequentiamo quotidianamente. Quindi il consiglio è quello di cercare una soluzione il prima possibile.

Se siamo stati bravi a riorganizzare la nostra vita e le nostre priorità adesso non dobbiamo fare altro che continuare a curare lo stile di vita lasciando spazio anche ai momenti di stress e tensione che ci permetteranno di ritrovare l’equilibrio futuro.

Se non abbiamo mai il tempo di riflettere su quello che stiamo facendo non riusciremo mai a capire la strada che realmente vorremmo scegliere. Per questo motivo prendersi una pausa di tanto in tanto è fondamentale per liberare la mente, pensare, ed attuare dei cambiamenti più o meno grandi ma sempre importanti per la nostra vita.

Dal punto di vista fisiologico possiamo spiegarlo prendendo in esempio la periodizzazione degli allenamenti, composti da periodi di carico, scarico e recupero, lo stesso vale per le nostre giornate, settimane, mesi ed anni. Periodi intensi di vita o allenamento ci fanno migliorare solo se dopo sono seguiti da periodi di riposo. Andare in vacanza è quindi giusto e lecito.

Ritmo e stile di vita per vivere meglio

Negli ultimi anni l’attenzione verso la salute e lo stile di vita sta crescendo notevolmente, numerosi studi affermano che rispettare i ritmi circadiani rappresenta la chiave del benessere e della prevenzione. Migliorare lo stile di vita fa diminuire la probabilità di ammalarsi, aumenta la qualità dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, non ci stancheremo mai di ripeterlo, mettere avanti a tutto la persona e la propria salute come obiettivo primario.

Il riposo e le varie pause nei diversi periodi dell’anno ci permettono di ripristinare energie e motivazioni, da poter sfruttare ed ottimizzare nei periodi impegnativi di lavoro.

A cura di Francesco di Raimo
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